7 minuti prima della mezzonotte

Cosa è reale e cosa non lo è? Cosa è curativo, e cosa no?

Mentre mi perdevo nelle immagini di "7 minuti dopo la mezzanotte", pensavo a quanto difficile sia accettare la realtà. Lo è, credo, un po' per tutti, soprattutto quando si infrangono desideri, ci si scotta con le delusioni, si è vittime di bullismo o ancora si incontrano la verità della morte e della separazione. La psicoterapia dovrebbe aiutare a cogliere il dato di realtà, e a leggerlo in un modo che non sia tragico ed insopportabile per il nostro sentire, senza deformarlo o abbellirlo, ma anche senza vederne solo il lato di insopportabile pesantezza che spesso lo accompagna e ci accompagna quando ad esso ci accostiamo.

Meglio un fintamente rassicurante "va tutto bene", magari pronunciato con amore e col desiderio di proteggere, o un accompagnamento a quella che è la realtà dei fatti? Indubbiamente, la strada che cura è la seconda. E in qualche modo questo si accompagna al concetto di "verità", che nel film è ben sottolineato essere sempre e comunque una realtà soggettiva, ricca di ambivalenze, di "vorrei e non voglio", di narrazioni che non sono semplificabili in un "questo è il buono della storia, e questo il cattivo".

Ad accompagnare il bambino nel suo scontro con la realtà, arriva un mostro, chiaramente chiamato ed evocato dal bambino stesso. Lo cura e lo accompagna raccontandogli delle storie. Sono favole, o forse no, che raccontano la complessità e le diverse sfaccettature dell'essere umano. Quel non essere bianchi o neri, quel miscuglio di bene e male che di fatto è la nostra realtà. Il bambino vorrebbe che il mostro salvasse sua madre e aiutasse lui. Ed il mostro lo aiuta, non come desidererebbe il bambino, ma raccontandogli la verità ed aiutandolo a urlare dapprima e a sussurare poi le sue verità, che corrispondono al suo profondo sentire e che corrispondono a quel che spesso anima le persone che accompagnano malati terminali fino alla fine.

Non esiste certezza di cura, non esiste il bene contrapposto al male, non esistono punizioni per il bambino che pur se le aspetterebbe per alcuni suoi gesti, non esiste una ricetta per combattere i proprio mostri. Ma si può scegliere, nella fatica, di dirci quale sia, o quali siano, le nostre verità. Ed è questo, e solo questo, che può curare. Ed è un mostro, e solo un mostro che non si capisce quanto sia  buono e quanto cattivo, che può accompagnarci in questo cammino faticoso e doloroso.

A curare sono le storie che possiamo ascoltare solo dai nostri mostri, e le verità che riusciamo a dirci e accettare.

Anche se non ci piacciono, anche se non capiamo più cosa corrisponda al reale e cosa al fantastico, anche se le storie altrui ci sembrano troppo distanti dalle nostre per poterne trarre degli insegnamenti, anche se fanno male.

Una storia non per bambini, ma per chi sceglie di lasciarsi curare dalle parole e dalle storie. Per chi ha vissuto o sta vivendo un lutto. Per chi fatica a dire addio a chi ama.